BREXIT: CHE COS’E’ E A CHE PUNTO STANNO LE COSE

Breve storia del referendum che ha scosso l’UK e l’Europa

Dal 23 giugno 2016 si fa un gran parlare di “Brexit”, del suo significato e delle possibili implicazioni per l’Italia e per l’Europa. Ma di che cosa si tratta esattamente e come stanno le cose al momento? Proviamo a vederlo insieme.

 SIGNIFICATO DEL TERMINE “BREXIT”

brexit

Il termine Brexit è composto dai termini “Britain” (Gran Bretagna) e “exit” (uscita) e si riferisce chiaramente all’uscita della Gran Bretagna (o, più correttamente, di tutto il Regno Unito, ovvero Gran Bretagna e Irlanda del Nord) dall’Unione Europea.

 STORIA DELLA BREXIT

Durante la campagna per le elezioni politiche del 2015 nel Regno Unito, il partito dell’UKIP (“United Kingdom Independence Party”, ovvero Partito per l’Indipendenza del Regno Unito) guidato da Nigel Farage inizia a riscuotere molto successo tra la popolazione britannica, facendo leva su temi sensibili come l’immigrazione, il sistema sanitario nazionale, il lavoro. La crescente popolarità dell’UKIP preoccupa inevitabilmente i partiti maggiori, in particolare il partito dei Conservatori (“Tory”), che rischia di perdere una grossa fetta dell’elettorato. Per riguadagnare terreno, il leader dei Conservatori David Cameron annuncia che, in caso di vittoria del suo partito, indirà un referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

 IL REFERENDUM SULLA BREXIT
David Cameron

David Cameron

Il 7 maggio 2015 il partito di Cameron vince le elezioni, e subito viene predisposto il referendum sulla Brexit.

Il voto viene espresso il 23 giugno 2016. Si presentano a votare il 72% dei britannici. Il risultato è la vittoria del “Leave”, ovvero dell’uscita dall’UE, con un 52% di voti a favore contro il 48% per il “Remain” (rimanere nell’UE).

I risultati del voto hanno connotazioni geografiche piuttosto nette: ad esempio, la città di Londra, insieme alle due città universitarie di Oxford e Cambridge, vota in prevalenza per rimanere nell’Unione Europea. Così anche la Scozia e l’Irlanda del Nord. Nelle regioni centrali del Regno Unito, nel Galles e in Cornovaglia sono invece i voti per il “Leave” ad avere la maggioranza.

 LA PETIZIONE PER UN SECONDO REFERENDUM

La  provoca uno shock nel paese e in tutta l’Europa: di fatto, in pochi si aspettavano che avrebbe vinto la Brexit.

Nei giorni successivi, gli insoddisfatti firmano e presentano al Governo una petizione (secondo quanto previsto dalla legislazione britannica) per l’indizione di un secondo referendum. La petizione, che può essere sottoscritta anche dai cittadini europei residenti nel Regno Unito, raccoglie più di 4 milioni di firme, viene dibattuta in Parlamento ma, prevedibilmente, viene respinta.

 L’ARTICOLO 50 DEL TRATTATO DI LISBONA

Nel frattempo, si chiariscono le modalità e i tempi perché l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea diventi effettiva. A regolare questi argomenti è il Trattato di Lisbona del 2009, un trattato che può essere considerato la Costituzione dell’Unione Europea.

L’articolo 50 di questo trattato prevede che ogni stato membro possa decidere di uscire dall’Unione Europea e che le trattative per l’uscita debbano durare un tempo minimo di due anni. Per dare inizio al processo di uscita, il paese intenzionato a lasciare l’Unione Europea deve “attivare l’articolo 50”, ovvero comunicare ufficialmente la propria decisione al Consiglio dell’UE.

 BREXIT: A CHE PUNTO STANNO LE COSE?
Theresa May

Theresa May

A luglio 2016 David Cameron, leader dei Conservatori e Primo Ministro, rassegna le dimissioni. Il suo posto viene preso da Theresa May, il Premier attualmente in carica. Theresa May si dichiara fin da subito intenzionata a far rispettare la volontà dei britannici, ed annuncia che attiverà l’articolo 50 del Trattato di Lisbona entro marzo 2017.

Nel frattempo, il 3 novembre 2016, l’Alta Corte d’Inghilterra, accogliendo il ricorso presentato da un gruppo di cittadini londinesi, decreta che l’attivazione dell’articolo 50, e quindi l’avvio del processo di uscita, non potrà avvenire finché il Parlamento britannico non avrà espresso il suo parere sulla Brexit. Parere che potrà essere a favore o contro.

Questo verdetto si basa sul fatto che il referendum del 23 giugno è stato un referendum “consultivo”, ovvero

Corte di Giustizia, Londra

Corte di Giustizia, Londra

inteso a sondare l’opinione dei votanti senza però alcun vincolo di rispettare il risultato, e sul principio che qualunque decisione in merito non possa prescindere dal parere del Parlamento, organo primario di rappresentanza democratica.

Questa sentenza rimette in gioco l’intera questione Brexit: il voto del Parlamento potrebbe essere a favore o contro l’uscita dall’UE; l’eventuale “attivazione dell’articolo 50” potrebbe assai verosimilmente slittare nel tempo; potrebbe essere proposto un secondo referendum, o si potrebbe arrivare a elezioni anticipate; in ultima analisi, la Brexit potrebbe anche essere annullata.

Il Governo ha risposto a questa sentenza facendo ricorso alla Corte Suprema, l’organo più alto di giustizia in UK, e al momento si è in attesa di questo giudizio.

 

6 commenti per “BREXIT: CHE COS’E’ E A CHE PUNTO STANNO LE COSE

  1. giorgio da AL scrive:

    Complimenti per l’articolo: molto chiaro ed esauriente. Restiamo in attesa del giudizio della Corte Suprema.

    1. Chiara Repetto scrive:

      Grazie!

  2. roberta da Novi Ligure scrive:

    Finalmente inizio a capirci qualcosa. Molto esauriente l’articolo, chiaro e scritto bene. Restiamo in attesa sul futuro!!!!

    1. Chiara Repetto scrive:

      Grazie. La vicenda ha avuto nuovi sviluppi, li vedremo in un prossimo articolo.

  3. Renato da NOVI LIGURE scrive:

    Molto interessante , mi chiarisce degli aspetti che non conoscevo esempio il fatto che il referendum fosse consultivo per cui la questione è ancora da definire

    1. Chiara Repetto scrive:

      Grazie. In effetti è una vicenda molto complessa, e ancora in via di sviluppo.

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