COME LA PUBBLICITÀ PERSUADE IL BAMBINO?

ecco ciò che bisogna sapere!

Tra gli studi che evidenziano l’influenza del messaggio pubblicitario sui bambini, due dei tanti più esplicativi riguardano il Center for a New American Dream e l’università La Sapienza di Roma.
Da tali lavori è risultato che un 87% dei statunitensi e 83% degli italiani affermano tranquillamente che gli spot creano nei loro figli una mentalità troppo materialistica.Il 53% degli italiani adulti, nota come i figli “spingano” l’acquisto anche di prodotti non destinati ai bambini: detergenti, saponi,alimenti, tecnologie…


il 63% degli adulti statunitensi nota che i bambini si valutano su ciò che posseggono più di quanto non facessero alla loro età. Da questi sondaggi risulta evidente come molti genitori provino disagio per le continue sollecitazioni all’acquisto provenienti da uno schermo.
Ciò che però sanno bene i pubblicitari è che l’effetto della pubblicità sui bambini è notevole in quanto essi vengono raggiunti più facilmente dai suoi messaggi. Tali messaggi, inoltre, in molti casi si basano sul “nag factor” (to nag dall’inglese significa tormentare): essi fanno sentire inadeguato il bambino o il ragazzo che non possiede o non usufruisce di un determinato prodotto, per cui i figli diventano estremamente assillanti con i genitori finchè non ottengono quel prodotto. In tal modo la pubblicità influisce con la linea educativa delle famiglie e rischia di imporre valori e modelli di comportamento che sarebbero a esse estranee.
Purtroppo, l’Italia non usa sufficiente severità nella tutela dell’infanzia rispetto alla pubblicità televisiva. Recentemente, tuttavia, il decreto legislativo del 2 agosto 2007, n.145, attuando delle direttive della comunità europea, ha introdotto dei miglioramenti; per esempio, dall’articolo 7,comma 1, la legge prevede venga considerata ingannevole la pubblicità che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini o adolescenti, abusa della loro naturale credulità e mancanza di esperienza.
In genrale è importante contribuire allo sviluppo di un ambiente familiare, in cui i bambini possano sperimentare degli spazi di confronto, riflessione e ragionamento autonomi, ma anche di ascolto dei propri bisogni emotivi e fisici e non crescano guidati da stimoli condizionanti in grado di modellare totalmente esigenze, bisogni e comportamenti.

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